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I mezzadri

Il contratto di mezzadria prevedeva l’insediamento di una famiglia contadina, di solito numerosa, su un fondo di terra con casa stalla e rustici. Il lavoro veniva ripagato con la metà dei prodotti.
Agli inizi del ‘900 ancora esistevano i contratti di tre secoli prima, la cosa principale era che il fondo doveva essere condotto esclusivamente dai componenti della famiglia e nessuno poteva lavorare fuori codesto podere.

La responsabilità del podere cade tutto in mano alla famiglia quindi al “capoccia” il quale è il conduttore della famiglia e del podere stesso. A rendere gravosa la condizione del mezzadro, oltre alla rigidità del contratto, sono gli obblighi stabiliti dalle usanze locali e dal padrone, le cosedette “regalie”, di impronta medievale: spaccare la legna per il padrone, fare il bucato, sbrigare delle commissioni, allevare il cappone da regalare a Natale e tante altre cose. In molti casi se qualcosa non era di gradimento al padrone veniva addebitato per il prossimo anno.

La precarietà e le condizioni di miseria di questa categoria risulta anche dall’inchiesta Jacini¹: il reddito medio del mezzadro risulta inferiore a quello del salariato fisso. Per il proprietario, il contratto e conveniente perchè gli assicura una rendita in prodotti per la «casa», un miglioramento sicuro della produttività del fondo, la continuità di produzione dell’azienda. Questi probabilmente, sono i motivi principali della grande diffusione del contratto di mezzadria dal 1500 fino ai giorni nostri.

¹ L’inchiesta Jacini fu una inchiesta parlamentare del Regno d’Italia condotta dal 1877 al 1886 per esaminare le condizioni dell’agricoltura nel paese. L’inchiesta prende il nome da Stefano Jacini, che diresse la commissione a partire dal 1877.

La Pieve di Gaifa

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